Cani avvelenati a Torino

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Dopo gli ultimi episodi di cronaca a Torino (leggi qui e qui) ci uniamo al grande dolore delle persone che stanno soffrendo per la perdita, tanto ingiusta quanto vigliacca, dei loro fedeli amici a 4 zampe.

Cogliamo l’occasione per ricordare che prevenire e punire questi atti criminali (che possono mietere vittime anche umane) non è solo un gesto di civiltà ma anche un preciso dovere civico nonché un obbligo previsto dalla legge :

 CODICE PENALE : Art. 544/bis – Uccisione di animali. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi ”.

I wurstel, quindi, così come il corpo del cane deceduto (ed anche altri reperti organici) non sono solo un triste ricordo su cui piangere, ma sono delle fonti di prova, da sottoporre ad analisi presso l’Istituto Zooprofilattico sperimentale, utili per le indagini di un reato procedibile d’ufficio quale è, per l’appunto, il 544 bis.

  • Il Ministero della Salute, con Ordinanza del 13 giugno 2016, recante “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati” (G.U. Serie Generale n. 165 del 16 luglio 2016), ha stabilito l’iter preciso che le autorità competenti devono seguire per contrastare il fenomeno degli avvelenamenti di animali, nel quale è previsto l’isolamento della zona in cui è avvenuto l’episodio e l’attuazione di tutte le verifiche del caso.

Fermo restando che, come richiesto dai tanti cittadini che ci hanno contattato, ci informeremo più dettagliatamente sugli specifici accadimenti, siamo certi che il Comune e la Polizia Municipale sappiano fare il loro lavoro e lo svolgano egregiamente.

In fatto di tutela e benessere animale, poi, ci sono già state delle proficue sinergie, di cui abbiamo auspicato la standardizzazione, nelle nostre proposte di Gdl animali, che abbiamo redatto dopo i molti e preziosi confronti avuti sia con i cittadini che con le Associazioni animaliste.

Tuttavia, giova ricordare che le norme, anche quelle sopra menzionate, qualora non applicate, possono integrare uno specifico reato, quello di “Omissione di atti d’ufficio” :

 ◦     CODICE PENALE : Art. 328 – Rifiuto di atti di ufficio. Omissione. “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni..”

Affrontato il discorso degli obblighi di legge, possono tornare utili altre due riflessioni :

  1. Tenere il cane al guinzaglio durante la passeggiata non solo è obbligatorio (pena una salata sanzione), ma può anche salvargli la vita. Infatti, se è al guinzaglio e gli dedichiamo la meritata attenzione, possiamo sorvegliarlo affinché non mangi nulla di quello che trova in terra. Gli eviteremo, inoltre, di rischiare zuffe con altri cani, investimenti e di non spaventare le persone che non sono abituate, come noi, all’interazione con gli animali.
  2. Molto spesso le indagini, che hanno permesso di identificare l’avvelenatore, hanno anche dimostrato che costui era una persona che voleva “farla pagare ai caniper le cacche non raccolte dai padroni o per i cani lasciati liberi, da cui era infastidito/spaventato, oppure perché i cani venivano fatti sgambare nelle aree a loro non riservate, come quelle dei bambini. Quindi, essere dei proprietari di animali rispettosi delle regole, può evitare che certi criminali si attivino.naso-cane.jpg

Cinghiali torinesi “sfigati” rispetto ai cinghiali genovesi?

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Ricordate la moda di fare terrorismo sui pitbull dipinti dai media come mostri assassini che mordevano tutti? Ora invece va di moda fare terrorismo sui cinghiali: ora il mostro ha setole e grugno..

Informare non fa notizia: Silenzio quasi assoluto sul fatto che i cinghiali vengono ALLEVATI e IMMESSI nel terrirtorio a fini venatori, e sempre a fini venatori, FORAGGIATI nell’una o nell’altra zona di caccia perchè più cinghiali ci sono più qualcuno si diverte e mangia… Se fosse vera questa invasione di cinghiali, perchè non VIETARE allevamenti, reimmissioni e foraggiamenti?? Affronteremo questo discorso meglio dando spazio anche ai nostri eletti nazionali che da sempre si battono anche contro queste pericolose follie, che mettono in pericolo uomini e animali, ma ora torniamo alla notizia.

A Genova, in virtù di un ordinanza sindacale illuminata , equilibrata, intellettualmente onesta e rispettosa, i selvatici che “sconfinano” dai loro limitati spazi di libertà ed entrano in città, vengono catturati e riliberati (almeno fino ad ora visto che pare stiano attentando alla vita di questa ordinanza esemplare).

A Torino?

http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/10/04/news/torino_cinghiale_si_aggira_in_san_salvario_abbattuto_nella_notte_dai_carabinieri-149104832/

Ci piacerebbe che si seguisse l’esempio genovese. Ci piacerebbe che i selvatici spaesati non venissero crivellati di colpi come nel Far west. Ci piacerebbe vedere un accordo tra Enti che preveda sedazione, cattura e liberazione del selvatico smarrito di turno.

Dal filmato presente nel link dell’articolo si nota come il cinghiale rimanga fermo e spaesato, reazione comune a molti selvatici in simili situazioni. Quindi la domanda che giustamente si pongono molti cittadini è: perchè non si possono evitare esecuzioni del genere e prevedere un veterinario reperibile con fucile a narcotico per sedare, catturare e spostare l’animale?

Anche perchè l’ Art. 2 dello Statuto della Città di Torino, alla lettera g) dice: 1. Il Comune esercita le proprie attribuzioni perseguendo le seguenti finalità:

g) […] promuovere il rispetto per la natura e per gli animali; […]

Anche il nostro GDL si batte per far si’ che questa frase non rimanga solo una macchia di inchiostro, né si trasformi, in maniera schizofrenica, in “rispetto della natura morta, o natura ingabbiata”.

Per lunghi mesi abbiamo ascoltato singoli cittadini ed associazioni su ogni tematica relativa agli animali, e le soluzioni degne di una città verde e rispettosa di tutti, ci sono. Senza piombo. Senza morte.

A proposito di selvatici concludiamo questo post con 2 suggerimenti:

– In macchina, andate piano: per voi, per il prossimo, per la vostra macchina e anche per gli animali domestici e selvatici .

– Se siete d’accordo firmate e divulgate questa petizione:  https://www.change.org/p/urp-istruzione-it-ritiro-immediato-del-libro-per-bambini-favorevole-alla-caccia 

 

Nuovi Animali da Compagnia (NAC) Che fare?

furetto

NEWS recente “particolare”: pesce gatto abbandonato nella fontana del centro.

http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/09/30/news/torino_i_vigili_salvano_un_pesce_gatto_nella_fontana_di_piazza_carlo_felice-148857619/

Si abbandona. Ovunque. Tutto l’anno. Cani, gatti, criceti, conigli, furetti, uccellini, cincillà, degu, scoiattoli, serpenti, ecc. Si abbandonano anche gli animali che vengono comprati, segno che né valore affettivo né esborso economico attecchiscono sui (dis)umani che commettono questo reato (eh, si, perché oltre a un gesto disumano è anche un reato).

Per cani e gatti ci sono luoghi dove essere collocati in sicurezza , fino all’ affidamento ad una vera famiglia, (o quantomeno sono previsti) . Ma per le altre specie di animali “aquistabili”, che sembrano esistere solo a “fini commerciali”, se il proprietario se ne disfa o non li può più tenere?

Si entra nel Far West : buchi normativi e/o operativi spaventosi, volontari che si dannano la vita per sopperire a carenze istituzionali, Enti pubblici rimpallano competenze e numeri di telefono, ecc. Quindi l’epilogo per questi animali è: quando va bene, finire in rifugi casalinghi “fai date te”, quando va male morire per strada, quando il più forte riesce a sopravvivere adattandosi alle nicchie ecologiche che trova (esempio scoiattolo grigio, nutria, tartarughe, pesci rossi) c’è qualcuno che si lamenta, lo chiama “nocivo” e lo vuole fare fuori.

In realtà i veri nocivi sono alcuni esseri umani: chi compra e abbandona qualunque animale, quei negozianti che danno informazioni solo sul prezzo e non sulle necessità della bestiola, le istituzioni che non si organizzano adeguatamente con rifugi appositi e/o convenzioni e/o divieti di commercializzazione (tranne rari casi).

In alcuni stati esteri invece, in linea con la presa di coscienza europea sulla doverosa limitazione della diffusione degli alloctoni (http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX%3A32016R1141&from=EN), è stata vietata la commercializzazione di specie non autoctone, unico modo per chiudere davvero i rubinetti.

Il gruppo di lavoro animali, per diversi mesi ha ascoltato singoli cittadini ed associazioni su ogni tematica relativa agli animali, raccogliendo informazioni, disagi ed elaborando costantemente suggerimenti e proposte per gli eletti anche su questa tematica.

ll pesce gatto abbandonato (che potrebbe avere giustizia se chi ha visto l’abbandono sporgesse denuncia) ci da occasione per fornire alcune informazioni:

  • Secondo l’ Eurispes (gennaio 2016) in 4 case su 10 è presente un ‘pet’. Il miglior amico degli italiani resta il cane (60,8%) seguito dal gatto (49,3%) e poi, pesci e tartarughe (entrambi all’8,7%), uccelli (5,4%), conigli (5,2%), criceti (3,1%) e animali esotici (2,1%).
  • E’ esperienza comune dei veterinari specializzati in animali esotici che la maggioranza delle patologie riscontrate in questi animali da compagnia non convenzionali, dipende da errori di gestione e alimentazione perché i proprietari, spesso fanno acquisti sull’onda emotiva senza conoscerne caratteristiche e necessità
  • Dietro al commercio di questi animali possono esserci condizioni inadeguate di trasporto, ”stoccaggio” e stabulazione che comportano situazioni di malessere, difficili da scoprire perché trattasi di animali che non abbaiano, non miagolano e che soffrono in silenzio. Ci sono inoltre difficoltà operativo-logistiche sia per i controllo (in quanto questi animali, eccetto i furetti, non sono registrati in banche dati) sia per sequestrarli perché attualmente,salvo alcuni progetti pilota, non esistono “rifugi”.

A conclusione, invitiamo chi vuole un animale, ad adottarlo, ma solo c’è la consapevoli dell’impegno e se si è disposti a farlo vivere secondo le esigenze etologiche. Se non si ha certezza di avere tempo o voglia o capacità o pazienza meglio prendere un peluches o un tamagochi.

E ricordiamo che abbandonare QUALSIASI animale (così come maltrattarlo) è reato. Se si vede un abbandono si devono contattare le forze dell’ordine.

INFO UTILE:

Il CANC è una struttura delll’Ospedale Veterinario Universitario dell’Università di Torino dedicata agli animali selvatici e domestici non comuni in stato di difficoltà.

Indirizzo: Largo Paolo Braccini, 2-5 (ex via Leonardo da Vinci, 44)- Grugliasco

Orari apertura servizio: Visite cliniche: lun-ven: 09.00 – 13.00
Tel. accettazione e prenotazioni visite: 011.6709053 – Reperibilità notturna: 366.6867428

Pronto soccorso h. 24 Diurno: 08.30 – 18.30 accettazione diretta
Notturno:18.30 – 08.30 su chiamata al 366.6867428

https://it-it.facebook.com/CANC-Centro-Animali-Non-Convenzionali-di-Torino-218247444902228/about

http://sdsmv.campusnet.unito.it/do/home.pl/View?doc=sdsv_home/sdsv_ovu/sezioni/centroanomalinonconvenzionali.html

Caccia: pericolo per la sicurezza pubblica

fucile

18 settembre 2016, Perugia – Primo giorno di apertura della stagione di caccia: impallinato un cacciatore.
19 settembre 2016, Venezia – Caccia. Parte un colpo, 63enne si spara al piede.
23 settembre 2016, Ravenna – Incidente di caccia: grave un sessantenne..
25 settembre 2016, Teti – Incidente di caccia in campagna: ferito alla testa uomo quarantenne.
25 settembre 2016, Gonnosno’ – Caccia alla pernice con incidente: impallinato vigile del fuoco.
26 settembre 2016, Padova – Ciclista impallinato alla gamba da un cacciatore. Ad Arsego ennesimo incidente. Il ferito: “Questi sparano a vanvera”.
1 ottobre 2016, Santorso – Spara ad un uccello e impallina l’amico.
2 ottobre 2016, Dueville – Cacciatore spara e sfiora una bimba nel giardino di casa, poi si allontana.
2 ottobre 2016, Riccò del Golfo – Un incidente di caccia costa una corsa al pronto soccorso ad un 49enne.
2 ottobre 2016, Santorso – Impallina l’amico alle spalle: era tra la vegetazione.
2 ottobre 2016, Cesena – Mira ad una lepre e colpisce una signora nel giardino di casa.
3 ottobre 2016, La Spezia – Incidente di Caccia: resta ferito un cacciatore disabile durante una battuta di caccia.

Sembra un bollettino di guerra invece è l’elenco degli incidenti di caccia (avvenuti nei primi 15 giorni dall’apertura) che si ripete ogni anno.
Questo è un problema serio che va oltre la questione ambientale, ecologica, o morale: è questione di persone ferite o morte ammazzate per una follia che milioni di italiani non tollerano e che in poche migliaia chiamano sport. Questo “sport”, guadagno per armaioli, bacino di intrallazzi economici statali e di voti per politici amorali è intollerabile perché:

1. Ferisce e uccide, per “errore” altri esseri umani;
2. Mette in pericolo i cittadini anche all’interno delle proprie case, grazie all’art.842 del Codice Civile che permette l’ingresso dei cacciatori nei fondi privati;
3. Rovina le proprietà private impallinate, intaccando beni e attività di agricoltori e allevatori;
4. Limita le libertà personali di chi vorrebbe passeggiare e fare escursioni nel verde;
5. Rimette quantitativi di animali da cacciare a scopo di ripopolamento venatorio che sbilanciano gli equilibri autoctoni, rovinando la biodiversità delle nostre terre;
6. Concorre all’estinzione di specie rare e protette (l’ultimo gravissimo caso accaduto nei giorni scorsi riguarda un esemplare di aquila di Bonelli, una della specie a maggior rischio di estinzione in Italia);
7. Inquina l’ambiente con il piombo delle cartucce;
8. Sconvolge i normali ritmi di vita e ferisce anche gli animali selvatici non soggetti alla caccia e i pet;
9. Sperpera denaro pubblico;
10. Fa circolare armi “ottime” per reati gravi in quanto la canna liscia dei fucili da caccia non permette il riconoscimento balistico.

Dov’è il governo in tutto questo? Altro che “Casa Italia”, il nostro Stato ha abdicato al suo compito di protettore della nostra terra, svendendo il territorio, cancellando il Corpo Forestale dello Stato e la Polizia provinciale che proteggevano l’ambiente, tacendo sul Far West delle leggi regionali sulla caccia, girandosi dall’altra parte quando a terra, impallinati, rimangono anche dei cittadini.
Perché per morti e feriti negli stadi o in strada si creano imponenti misure di controllo e sicurezza ma per le vittime della caccia tutti si voltano dall’altra parte? Bisogna fare qualcosa. E farlo in fretta. Prima che la scia di sangue si allunghi.

On. Mirko Busto

www.mirkobusto.net