IL DRAMMA DEGLI ANIMAL HOARDERS

Animal hoarders

“ANIMAL HOARDING” o accaparramento compulsivo di animali.

Di cosa si tratta e perché può diventare “emergenza sociale”?

In inglese  “to hoard” significa “accumulare”.

Gli animal hoarding sono persone che ammassano compulsivamente nella propria abitazione (o proprietà) animali (più comunemente cani e gatti ma anche altre specie) in numero troppo elevato rispetto alle proprie capacità.

Gli “accaparratori seriali” non maltrattano deliberatamente i loro animali, ma la malattia li spinge in questa direzione pur partendo dall’affetto.  Via via quindi, ammassano gradatamente un numero spropositato di animali, comprati/salvati/trovati o fatti accoppiare e poi la situazione sfugge di mano talmente tanto da essere impossibilitati a fornire un’adeguata assistenza (alimentare, sanitaria, etologica, ecc).

Spesso gli accumulatori vivono con i loro animali, condividendo con loro i problemi (soprattutto economici/sanitari). Hanno atteggiamenti seriali cioè continuano ad accumulare anche dopo l’intervento degli enti istituzionali e le eventuali denunce.

Anche TORINO ha questi fenomeni e le conseguenze sono di diversa natura:

  1. SOCIALE: perchè ricade sulla comunità il compito di farsi carico del sequestro degli animali, del loro recupero, delle cure e del ricovero adeguato degli animali coinvolti.
  2. ECONOMICA: oltre ai costi delle cure immediate spesso gli animali non sono facilmente adottabili, a causa dei traumi fisici e psichici a cui sono stati sottoposti, perciò trascorrono l’intera esistenza nei rifugi.
  3. GIURIDICA: spesso gli accumulatori di animali iniziano ad accumulare, oltre agli animali, anche le relative denunce per maltrattamento di animali, ma nonostante ciò continuano. Alle denunce per maltrattamento o uccisione possono anche essere collegate denunce relative al disturbo arrecato al proprio contesto sociale.
  4. SANITARIO: Oltre alle malattie eventuali del malato umano ed alle zoonosi, il soggetto patologico recidiva, accumulando nuovamente e in breve tempo altri animali detenendoli nelle medesime condizioni dei precedenti.

Anche noi del GDL, come chi studia il fenomeno e chi si ritrova a doverlo tamponare, riteniamo si debba  creare una procedura operativa interforze (Forze di Polizia, servizi socio assistenziali, presidi sanitari, ecc) adatta al contrasto e al contenimento di questi casi.

  • E’ basilare che questa condizione venga riconosciuta senza cadere nella visione pietistica dell’accaparratore come particolarmente sensibile nei confronti degli animali e che li ama in maniera eccessiva. Percezione suffragata dagli accaparratori stessi.
  • Bisogna seguire e curare la persona in maniera adeguata (nei casi gravi anche con eventuali T.S.O. e ordinanze contingibili e urgenti).
  • E’ fondamentale controllare costantemente l’accumulatore onde interromperne l’azione. Per convincere il soggetto a non recidivare, se la condotta non rientra nei reati di maltrattamento e uccisione di animale, gli si possono lasciare, sotto costante controllo, alcuni esemplari a cui è maggiormente affezionato, in modo tale da fargli comunque impiegare il tempo nella propria vocazione affettiva, ma indirizzandola in maniera sana e congrua alle proprie possibilità.
  • Bisogna evitare che enti istituzionali inadempienti o associazioni o gruppi di volontari che affidano animali sfruttino, dolosamente o colposamente, la situazione.

Ecco l’ultimo caso avvenuto a Collegno (TO)  – CLICCA QUI per leggere l’articolo de La Stampa

Per approfondire la problematica visita il sito www.animalhoarding.it

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